Quattro chiacchiere con Lorenzo Semprini

Ciao Lorenzo! Hai un passato come componente di una band, com’è stato il passaggio a solista?

In realtà ho ancora un presente in una band, Miami & the Groovers, di cui sono il fondatore e ne faccio parte dal 2000 e che è in piena attività live. Comunque il passaggio a solista è stata una esigenza di mettermi in gioco, una sfida, soprattutto perché sono passato dallo scrivere in inglese all’italiano. Probabilmente i tempi erano maturi ed era una necessità.

Quali sono state le tue fonti di ispirazione?

Le mie fonti di ispirazioni sono molteplici, innanzitutto le esperienze che vivo direttamente e quelle che vedo vivere nelle vite degli altri, poi sicuramente il cinema, la letteratura e naturalmente la musica. Se dovessi citare qualche nome: Clint Eastwood, Francesco De Gregori, Bruce Springsteen, Cormac McCarthy, Federico Fellini, John Belushi, Rolling Stones, Elvis, Vinicio Capossela, Bob Dylan, Ennio Morricone, George Best, Pogues, Erri De Luca, Robert Redford, Quentin Tarantino, Gang e tanti altri.

Come mai la scelta di intitolare un singolo ““RIMINI 85””?

Dopo il primo singolo (Lei aspetta) che parlava di “qualcosa”, il secondo (Occhi verdi) che parlava di “qualcuno”, il terzo singolo parla di un “posto”. Un luogo come Rimini, una città dai due volti, quello euforico estivo e quello malinconico autunnale, una città che ti influenza sia nel modo di vivere, sia in quello di creare. Il brano è tra quelli più intimisti che andranno a formare il mio album “44” in uscita il 13 ottobre, un brano a cui sono molto legato e che vede la presenza di Federico Mecozzi (musicista di Ludovico Einaudi) al piano e violino e del chitarrista “Don” Antonio Gramentieri, due amici che con il loro strumento sanno dare delle sfumature e dei colori eccezionali.

Quale messaggio vorresti lanciare con la tua musica?

In realtà nessun messaggio, se hai una storia da raccontare raccontala. Deve essere una necessità, un’esigenza come lo è per me. Ho delle storie da raccontare, sperando che ci sia qualcuno che voglia ascoltarle quelle storie. L’unica cosa che vorrei dire ai giovani musicisti: prendete uno strumento, consumatevi le dita per suonarlo, mettete gli strumenti in un furgone e girate più che potete a suonare le vostre canzoni. La strada, il live sono le migliori palestre possibile, non fatevi illudere da chi vi propone scorciatoie per provare ad arrivare in alto velocemente.

Com’è stato lavorare con Federico Mecozzi e “Don Antonio” Gramentieri?

Come detto prima sono innanzitutto due persone che stimo umanamente oltre ad essere grandissimi musicisti che hanno calcato palchi e tour importanti. Entrambi hanno lavori solisti molto interessanti e collaborazioni di grande prestigio. Si sono messi al servizio della canzone “Rimini ’85” con grande spontaneità e naturalezza. Diciamo che non hanno dovuto ripetere le loro parti perché già al primo giro erano quasi perfette.

Fatti un augurio per il futuro che verrà!

Di poter continuare a portare in giro le mie canzoni, le mie storie in più posti possibili e che ci sia qualcuno che abbia voglia di ascoltarle.